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e che gli Angeli del cielo siano sempre al vostro fianco.
Santa Sofia
May the road rise to meet you.
May the wind be always at your back.
May the sun shine warm upon your face.
And rains fall soft upon your fields.
And until we meet again,
May God hold you in the hollow of His hand.
L’immagine simbolo del G8 del 2009, l’icona che di questo evento si tramanderà vede il presidente americano Barack Obama mentre si aggira per le rovine della città de L’Aquila, accompagnato dal presidente del consiglio italiano.
Una immagine dal forte impatto emotivo, che sintetizza la volontà dei potenti del mondo di prendere atto del disastro accaduto, nella speranza di una veloce e concreta ricostruzione.
Dal punto di vista simbolico l’aquila ha sempre rappresentato l’autorità imperiale, e non a caso i principali imperi che l’occidente ha conosciuto nella sua storia hanno avuto questo nobile rapace nelle loro insegne e nei loro stemmi, a partire dall’ Impero Romano passando per l’ Impero Bizantino e quello Russo dei zar, fino al Sacro Romano Impero ed agli stessi Stati uniti d’America.
Le macerie del vecchio ordine
La riunione dei grandi della terra che si svolge in questi giorni in Italia ha luogo quindi in uno dei momenti storici più cruciali degli ultimi due secoli, un momento storico in cui la potenza imperiale del momento sta per cedere il passo ad un nuovo ordine, mentre l’intero apparato economico internazionale fondato su fallaci fondamenta vacilla e pare giunto alla conclusione naturale del suo ciclo.
Un periodo in cui gli stessi grandi della terra invocano ripetutamente ed a gran voce la costituzione di un qualcosa che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale, quel nuovo ordine che fino a poco tempo fa era descritto dai soli teorici della cospirazione, un ordine che nelle visioni più preoccupate sarebbe dovuto sorgere in un mondo di allegoriche macerie, dove gli antichi poteri avrebbero dovuto cedere il passo a dei progetti molto più ambiziosi di qualsiasi sogno di dominio apparso nel corso dei secoli.
Appare quindi particolarmente emblematico che questa decisiva riunione dei grandi della terra si svolga proprio nel mezzo di una città devastata, e gli uomini che hanno il compito di rappresentare il potere visibile si mostrano mentre camminano tra le macerie, questa volta non allegoriche, tra messaggi che evocano la ricostruzione e un nuovo inizio.
Tovaglie preziose e tendopoli
E nonostante l’immagine da gran galà che i mezzi di comunicazione tentano di diffondere, con tanto di attente analisi sui menù degli invitati, sui ricchi e preziosi regali scambiati, sul “clima informale” e sui dettagli dei vestiti delle first ladies, l’icona che emerge, e che non si può facilmente nascondere, ha un sapore assai più tetro.
I volti sorridenti e pettinati dei corrispondenti non possono infatti celare lo sfondo in cui l’incontro ha luogo: una serie di edifici super accessoriati e tecnologi circondati da rovine, tavole imbandite con ogni lusso a pochi chilometri dalle tendopoli dei terremotati, ricche colazioni e grandi galà a poca distanza dagli aquilani che fanno la fila per un pasto caldo alle mense della protezione civile.
Il tutto circondato e sorvegliato da un apparato militare che non si era mai visto in epoca di pace, una protezione che ha fatto degli edifici della riunione un luogo inaccessibile, totalmente separato dalla città stessa e dai suoi abitanti.
La distanza tra i vari capi di stato e i semplici cittadini non potrebbe essere più grande, e per quanto venga descritta come normale prassi, lo spiegamento dell’esercito utilizzato per sorvegliare i cittadini e creare una barriera tra questi e i loro governanti non può che essere recepito come un chiaro segno che in quegli edifici non sono certo gli interessi del popolo ad essere perseguiti.
Una città in rovina presidiata dai militari
Curiosamente, nella stessa giornata in cui il G8 si inaugurava, la rete televisiva Italia 1 trasmetteva il film dell’orrore La Terra dei morti viventi, del regista George Romero.
Nel film, che riprende il classico tema degli uomini non-morti che terrorizzano i vivi, il mondo è invaso dagli “appestati”, esseri che pur essendo morti non lo sanno, e continuano a ripetere meccanicamente le attività che portavano avanti da vivi.
Gli esseri umani sopravvissuti si sono barricati all’interno di una città, presidiata militarmente ed isolata dall’esterno.
I potenti separati dai miserevoli
La città dei vivi, a sua volta, in gran parte in rovina, è divisa in due parti, con la maggioranza dei suoi abitanti che vive nel massimo degrado, ed una piccola minoranza di super ricchi che vive all’interno di una grande grattacielo dotato di ogni confort e lusso.
E’ noto che i non morti possono essere visti come una metafora della grande maggioranza dell’umanità stessa, che vive sotto una sorta di ipnosi persa nelle sue abitudini e nella sua ripetitiva quotidianità, incapace di riflettere a fondo sulla sua reale essenza.
Distrazioni per la popolazione
Romero inoltre aggiunge degli ulteriori piccoli particolari di genio, come l’episodio dei fuochi d’artificio sparati nel cielo della notte dai vivi per distrarre i non-morti.
Alla vista dello spettacolo pirotecnico infatti gli zombies si imbambolano e non possono fare a meno di fermarsi e guardarli totalmente assorti, un chiaro riferimento al modo in cui il potere usa l’intrattenimento e la televisione per intontire e deviare l’attenzione della popolazione.
Nonostante quello che ci si potrebbe aspettare da un racconto di questo genere, nel film la vera contrapposizione non ha luogo tra i vivi e i non-morti, accomunati dal cercare entrambi uno spazio in cui portare avanti la propria misera esistenza.
I due mondi che realmente si scontrano sono quello dei miserabili, vivi e non-morti, e il mondo dei super ricchi isolati nella loro torre lussuosa.
Sarà questo lo scontro finale, ben simboleggiato in una delle ultime scene del film dove uno dei protagonisti, che da umano diviene non-morto dopo essere stato contaminato da uno degli appestati e di conseguenza ha in sé entrambe le nature, si reca ad uccidere il capo dei super ricchi, il padrone dell’intera città.
Il racconto e la realtà
Ecco quindi che ci si trova di fronte, nell'assistere a questo film, alla storia di una massa di disperati che si aggirano all’esterno ed alla periferia di una città devastata e militarizzata, blindata, una città in cui i super ricchi ed i potenti vivono isolati ad una distanza di sicurezza dal resto della popolazione.
Nel film però i cattivi sono i super ricchi, che portano avanti le loro esistenze nel lusso e nella corruzione disinteressandosi delle sorti dei loro simili, mentre nella realtà dei nostri giorni i potenti che pranzano con posate d’argento nel centro di una città in macerie vengono descritti dai nostri mezzi di comunicazione come coloro che si impegnano per il nostro bene.
Mentre nel cielo brillano i fuochi d’artificio.