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venerdì, 09 gennaio 2009

Palestina: alle origini di un conflitto

"una terra senza popolo per un popolo senza terra"
Lord Shaftesbury, ideologo del sionismo, 1854
Per comprendere le origini del conflitto in atto in Medio Oriente occorre conoscere la storia della Palestina negli ultimi secoli, e ripercorrere le tappe dell’immigrazione sionista in quella che veniva considerata la terra promessa del popolo ebraico.
Ma ancora più che la storia delle varie forze di occupazione che si sono succedute, una storia che occorre comunque tenere presente per comprendere gli eventi, risulta interessante soffermarsi sulla composizione etnica degli abitanti di quei luoghi.

Sul finire del XIX secolo, la Palestina risultava sotto il dominio dell’Impero Ottomano, e la sua popolazione era composta prevalentemente da arabi musulmani.
Non mancavano abitanti di origine cristiana, e nemmeno ebrei autoctoni che avevano mantenuto la propria religione senza convertirsi a quella dei dominatori.
Nel 1881, entro i confini di quello che sarebbe in futuro diventato lo stato di Israele, vivevano 470.000 arabi e 24.000 ebrei.
Nel 1914, poco prima della disgregazione dell’Impero Ottomano, gli arabi erano 500.000, a fronte di 85.000 ebrei.
L’aumento della popolazione ebraica era dovuto alle prime migrazioni organizzate dal movimento sionista, che progettava una Palestina interamente sotto il controllo ebraico.
La cartina che segue mostra la distribuzione demografica in Palestina nel 1878, al momento della fondazione della prima colonia sionista (in blu, nei pressi di Jaffa).
In rosso sono segnati le città e i paesi abitati interamente da arabi, mentre in nero sono indicate le città in cui arabi ed ebrei autoctoni coabitavano.
Quella che segue è invece la situazione nel 1920, quando a seguito della caduta dell’Impero Ottomano la Palestina fu assegnata all’amministrazione britannica.
Si può notare l’aumento delle colonie sioniste, e la fondazione di alcune importanti città ebraiche, come Tel Aviv.
Il movimento sionista proseguì nell’opera di colonizzazione, e grazie ai fondi dei suoi facoltosi sostenitori iniziò anche una politica di acquisto delle terre dagli arabi.
Furono anche questi gli anni in cui organizzazioni terroriste sioniste compirono numerosi attentati ai danni delle autorità britanniche e della popolazione Palestinese, per favorire la nascita dello Stato di Israele.
Ciò nonostante, ancora nel 1945, sul finire della seconda guerra mondiale, la terra Palestinese di proprietà dei coloni ebrei era ancora una piccola minoranza.
Nel 1947, con la nota risoluzione 181 dell’Onu, la Palestina veniva spartita in due stati, ed alla popolazione ebraica, che all’epoca possedeva il 7% delle terre, veniva assegnato il 56% del territorio.
Nel corso del 1948, e prima ancora che la Gran Bretagna concludesse il suo mandato, le milizie israeliane iniziarono una pulizia etnica all’interno dei confini del loro futuro stato, e nel 14 Maggio del 1948 dichiararono unilateralmente la nascita dello Stato di Israele.
Immediatamente gli stati arabi confinanti dichiararono guerra al neonato stato sionista, ma vennero facilmente sconfitti dall’esercito ebraico.
Tuttora questa vittoria rappresenta uno dei più grandi misteri della storia contemporanea, dal momento che l’esercito di un piccolo stato appena formatosi fu in grado di sbaragliare senza difficoltà gli eserciti organizzati ed uniti di ben cinque nazioni arabe (Egitto, Siria, Libano, Transgiordania e Iraq).
In seguito alla vittoria lo Stato Israeliano prese possesso anche di ampie zone destinate dall’ONU alla popolazione araba, e di fatto controlla da allora l’intera Palestina.
(in rosso i territori occupati da Israele in violazione della risoluzione dell'ONU)


La propaganda sionista di fine ottocento aveva coniato lo slogan “"una terra senza popolo per un popolo senza terra".
Purtroppo la Palestina non era propriamente una terra senza popolo, ed è sufficiente scorrere le varie cartine per rendersi conto che i coloni sionisti hanno dovuto “sgomitare” parecchio prima di trovare i loro “spazi”.
Uno sgomitare che non si è ancora concluso.


Fonti delle mappe: Maps of Palestine
Si veda anche: The shrinking map of Palestine
materializzato da Santaruina alle ore 01:07 | link | commenti (24)
trattasi di: israele

Commenti
#1    09 Gennaio 2009 - 09:55
 
Bravissimo. Stai facendo un ottimo lavoro. Molti blogger, utenti anonimi, e i loro fratelli sorelle cugine nonne e badanti, dovrebbero passare di qua a leggere.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente messier

#2    09 Gennaio 2009 - 10:13
 
Ammiro la tua chiarezza, leggerti è andare a fondo per capire
l'indicibile.

Blessed be
Chapucer
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#3    09 Gennaio 2009 - 10:27
 
uno sguardo sulla questione di allora...scusate per la lunghezza, ma secondo me è interessante, nella sua semplicità essenziale che già nel 38 coglieva un punto fondamentale - per quanto complicata una questione c'è sempre il giusto e l'ingiusto.
“Ho ricevuto numerose lettere in cui mi si chiede di esprimere il mio parere sulla controversia tra arabi ed ebrei in Palestina e sulla persecuzione degli ebrei in Germania. Non e’ senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi. Le mie simpatie vanno tutte agli ebrei. In Sud Africa sono stato in stretti rapporti con molti ebrei. Alcuni di questi sono divenuti miei intimi amici. Attraverso questi amici ho appreso molte cose sulla multisecolare persecuzione di cui gli ebrei sono stati oggetto.[...]. Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio nazionale non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione viene invocata la Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno sempre agognato il ritorno in Palestina. Perche’, come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria del Paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere?
La Palestina appartiene agli arabi come l’Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio’ che sta avvenendo oggi in Palestina non puo’ esser giustificato da nessun principio morale. I mandati non hanno alcun valore, tranne quello conferito loro dall’ultima guerra. Sarebbe chiaramente un crimine contro l’umanita’ costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa corretta e’ di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in Francia. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che la Palestina, sono disposti ad essere cacciati dalle altre parti del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in cui stabilirsi a loro piacimento?
[...] Ma messo anche che essi considerino la terra di Palestina come loro patria, e’ ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili . Un’azione religiosa non puo’ essere compiuta con l’aiuto delle baionette e delle bombe (oltre tutto altrui). Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso degli arabi. [...] Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un’aggressione del loro Paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell’ingiusto, non puo’ essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie.” M. K. Gandhi, Harijan, 26 gennaio 1938
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#4    09 Gennaio 2009 - 11:19
 
Nel commento di Vdipassaggio c'è un punto che fa riflettere "Gli ebrei nati in Francia sono francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in Francia".
Un cristiano prende la nazionalità del luogo in cui nasce, l'ebreo no. Gli ebrei (per un motivo occulto) non si mescolano con gli altri popoli, mantengono la razza. Altro che razza ariana!
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#5    09 Gennaio 2009 - 11:29
 
Bravo Santa. Come sempre molto chiaro.

Ti lascio con un'altro pezzettino di storia che va dagli anni 70 agli anni 90, come descritta da Noam Chomsky e che riguarda appunto la UN Resolution 242 (come spiegavo a Tristan, mi sembra su un blog di Messier) e su i vari Peace Agreements che con gli anni TUTTI gli stati arabi della regione, il PLO e tutti gli stati delle nazioni unite (meno 2 - USA e Israele) hanno accettato. Ogni anno da meta' degli anni 70 una resolution simile viene presentata alle nazioni unite e sistematicamente riceve 150 si e 2 no. Purtroppo uno dei due no e' degli USA che hanno il facolta' di veto e quindi la risoluzione non passa. Vale comunque la pena ricordare che la 242 era invece passata e richiedeva che Israele si ritirasse immediatamente dai territori occupati nella guerra dei 6 giorni. cosa mai fatta. Quindi a livello internazionale Israele e' fuorilegge. E come dice Chavez dovrebbero essere portati davanti ad un tribunale internazionale.

Da tutti questi punti risulta chiaro che l'obbiettivo sia loo sterminio degli arabi in palestina. Chiarissimo.

Purtroppo.

Con immensa tristezza.

Tango

Noam Chomsky: "Keeping to the diplomatic record, the first—both sides, of course, rejected 242. The first important step forward was in 1971, when president Sadat of Egypt offered a full peace treaty to Israel in return for Israeli withdrawal from the Occupied Territories. That would have ended the international conflict. Israel rejected the offer, choosing expansion over security. In this case, expansion into the Egyptian Sinai, where General Sharon’s forces had driven thousands of farmers into the desert to clear the land for the all-Jewish city of Yamit. The U.S. backed Israel’s stand.

Those decisions led to the 1973 war, a near disaster for Israel. The U.S. and Israel then recognized that Egypt could not be dismissed and finally accepted Sadat’s 1971 offer at Camp David in 1979. But by then, the agreement included the demand for a Palestinian state, which had reached the international agenda.

In 1976, the major Arab states introduced a resolution to the U.N. Security Council calling for a peace settlement on the international border, based on U.N. 242, but now adding a Palestinian state in the Occupied Territories. That’s Syria, Egypt, Jordan and every other relevant state. The U.S. vetoed the resolution again in 1980. The General Assembly passed similar resolutions year after year with the United States and Israel opposed.

The matter reached a head in 1988, when the PLO moved from tacit approval to formal acceptance of the two-state consensus. Israel responded with a declaration that there can be no, as they put it, “additional Palestinian state between Jordan and the sea,” Jordan already being a Palestinian state—that’s Shimon Peres and Yitzhak Shamir—and also that the status of the territories must be settled according to Israeli guidelines. The U.S. endorsed Israel’s stand. I can only add what I wrote at the time: “It’s as if someone were to argue the Jews don’t need a second homeland in Israel, because they already have New York.”
utente anonimo

#6    09 Gennaio 2009 - 12:54
 
uno squarcio di storia "come si deve".
Mi indispettisce il silenzio di quel fantoccio di obama in tutto questo... ma si sapeva.
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#7    09 Gennaio 2009 - 13:09
 
Il prossimo segretario di stato americano, ossia la persona che tratterà direttamente la crisi mediorientale in agenda... e cioè la gentilissima signora Rodham Clinton, racconta, nelle primissime pagine della sua autobiografia:

mia nonna la madre di mia madre rimase vedova e volette risposarsi così nel '33 prese in isposo un ebreo russo molto bravo che ho amato tanto e quindi auschwitz bisogna che tutti lo tengano a mente perchè il diritto degli ebrei a fare israele e quindi l'america difenderà sempre le sacre scritture perchè dio ha detto che mosè è il profeta e quindi...

ecco, una roba così - auguri, obama
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#8    09 Gennaio 2009 - 13:57
 

Alla fine si tratta solo di prendere dei dati verificati e non confutabili e metterli in fila.
E pare assurdo che questo tipo di raccolta lo si debba fare noi dal basso, mentre nei giornali e in televisione si sentono solo slogan preconfezionati ripetuti a pappagallo e falsità che sperano di diventare verità a forza di essere ribadite.

_______________

Grazie a v. e a Tango per i contributi.
Le parole di Ghandi, inoltre, sono estremamente lucide.
Ma se qualcuno dovesse fare lo stesso discorso oggi l'etichetta di "antisemita" non gliela toglierebbe nessuno.

_______

Enza
Miguel Martinez in un suo articolo ironico sintetizza molto bene il paradosso insito in alcuni ragionamenti che tentano di definire l'antisemitismo:

Molti ci chiedono, come si fa a riconoscere un antisemita? Già la domanda di per sé è un po’ antisemita, ma la risposta comunque è semplice, non vi potete sbagliare. Se qualcuno pensa che gli ebrei siano diversi dagli altri per qualche motivo, si tratta chiaramente di antisemitismo: e che, ci avete presi per extraterrestri? Anche se qualcuno pensa che gli ebrei siano come tutti gli altri esseri umani, si tratta lo stesso di antisemitismo: e che, siamo così banali? Ci volete assimilare, per caso?

Blessed be
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#9    09 Gennaio 2009 - 13:59
 

Asoka
Obama ha già chiarito la politica che seguirà per il medioriente, quando prima durante e dopo le elezioni non ha mai mancato di rendere omaggio alle sedi dell'AIPAC, la celebre lobby americana pro-Israele.

Ed anche la futura segretaria di stato, come ricorda Messier, ha le idee parecchio chiare.

Blessed be
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#10    09 Gennaio 2009 - 14:50
 
Aggiungo i miei complimenti per il post..

poco altro da dire se non che quando si viene un attimino sterminati è complicato parlare di non-violenza, (daltronde uno degli obbiettivi penso sia questo, radicalizzare l'occupazzione per radicalizzare la reazione).

Nonostante questo esempi di lotta e resistenza pacifica ce ne sono, uno di questi sono le iniziative del movimento israeliano degli "anarchici contro il muro"..., ma non solo ( www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E17%5E154594,00.html ) certo, si fa quel che si può...

ohh, ma quanto parla questa Tortuga!

Adiosu
utente anonimo

#11    09 Gennaio 2009 - 16:25
 
La storia di una terra senza un popolo in effetti non regge:
http://www.swissinfo.ch/ita/prima_pagina/Al_Nabka_la_catastrofe_60_anni_dopo.html?siteSect=106&sid=9094293&cKey=1211013653000&ty=st

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente todikaion

#12    09 Gennaio 2009 - 22:48
 
Già, sintetizza molto bene il paradosso. :)
Ciao Carlo
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente enzas

#13    10 Gennaio 2009 - 03:49
 
molto bello questo post Carlo..

volevo solo rammentare tanto per inserire un'altro tassello la mancata conquista del Sinai da parte degli israeliani sinonisti..,
la guerra dei 6 giorni.., ma con gli egiziani e' andata male.., almeno loro un esercito lo avevano per contrastare e a suon di morti non hanno ceduto cio' che gli ebrei volevano per loro anche il castigo di Dio..,

comunque tanto per rendere ancora l'idea di come questo popolo la pensi alla grande una piccola pubblicita' che ho visto su una rete satellitare israeliana., pubblicizzava il turismo in israele e testualmente alla fine dello spot diceva questo: in inglese che traduco: Israele..un paese piccolo grande quanto il mondo.

saluti. ;)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 6by9add6add9

#14    10 Gennaio 2009 - 11:18
 
Ho notato che la forma di questa terra è a forma di lama.La punta in giù.Vero ?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente tristantzara

#15    10 Gennaio 2009 - 11:51
 

Ciao Tortuga
bella segnalazione.
La speranza si annida anche da quelle parti.
Specialmente da quelle parti..

_______


Ciao Todikaion, e benvenuto
la storia della "terra senza popolo" è una di quelle bugie che per sopravvivere non devono mai incontrarsi coi fatti.
E ne stiamo sentendo molte di bugie, di questo tipo, in questi giorni.

_________


Cinzia, "un paese piccolo grande quanto il mondo".
Certo che a riflettere su quanto il mondo intero rischi di essere coinvolto nei progetti dei governanti sionisti, quella frase appare anche un po' sinistramente vera...

________


Tristan, una forma emblematica...


Blessed be
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#16    10 Gennaio 2009 - 15:19
 
Per enzas : gli ebrei non sono una razza ma un popolo.La razza è la semitica,la medesima degli arabi.Poi volevo chiedere : ma non è stato l'Onu a riconoscere l'esistenza di Israele nel 1948 ? ciao tristan slog(g)ato.
utente anonimo

#17    10 Gennaio 2009 - 23:29
 
Per enzas : gli ebrei non sono una razza ma un popolo.La razza è la semitica,la medesima degli arabi.

A parte il fatto che le razze umane non esistono, non sia mai, non mi pare che Madoff avesse particolarmente la faccia da arabo, a voler fare i pignoli.
utente anonimo

#18    11 Gennaio 2009 - 00:53
 

Tristan,
come ribadisce l' anonimo commentatore qui sopra, razze umane non esistono, ma questo lo sappiamo già tutti.
Definire invece in cosa consista l'essere ebreo, è più complesso.

L'essere ebrei non è seguire una religione, come ad esempio l'essere cristiani.
L' ebraicità si trasmette di madre in figlio, ed un ebreo non credente rimane sempre un ebreo.

Inoltre, non troverai nessun parroco che ti chiede di fare il test del DNA per scoprire "quanto sei cristiano".

L'ebraismo quindi si trasmette "col sangue".
Ma anche qui sorgono problemi, perchè secondo questo parametro gli ebrei "più puri" sarebbero proprio i palestinesi, diretti discendenti degli ebrei che 2000 anni fa abitavano in Palestina.

Quindi gli ebrei più ebrei secondo i parametri riconosciuti dagli stessi ebrei per decidere chi sono gli ebrei, non sono ebrei, ma musulmani.

E' un bel problema.

Blessed be
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#19    11 Gennaio 2009 - 01:01
 
Sempre nel 1948 poco dopo aver istituito lo stato di Israele, l'ONU adotto' la risoluzione 194 che afferma il diritto dei profughi a ritornare alle loro case come anche codificato nell'Articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Qui (nell'articolo) si dice che "ognuno ha il diritto di abbandonare qualsiasi paese, compreso il proprio, e il diritto di tornare nella propria terra". La Dichiarazione afferma anche, nell'articolo 15, che "ognuno ha il diritto ad una nazionalita'". Molte convenzioni di Ginevra affermano questi diritti e chiaramente stabiliscono l'assoluto ed universale "diritto al ritorno" per la legislatura internazionale. L'ammissione di Israele come membro dell'ONU (attraverso la risoluzione 273) era basata sulla condizione che Israele accettasse e implementasse la Risoluzione 194 nei confronti dei Palestinesi che erano stati cacciati dalle proprie case e dalla propria terra dalle milizie Israeliane. Israele si e' sempre rifiutata di farlo. Sotto queste condizioni di unilateralita' ed intransigenza da parte di Israele (sempre e comunque appoggiata dagli Stati Uniti) piu' rigide che mai oggi, come potra' mai esserci un processo di pace che abbia una minima possibilita' di riuscita?

Tango
utente anonimo

#20    11 Gennaio 2009 - 01:56
 

Giusta aggiunta la tua, Tango.

Tra l'altro, per completare il discorso generato dalla domanda di Tristan, ho appena scritto un ulteriore post sulla questione.

Sperando che non mi chiudano il blog :-)

Blessed be
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#21    11 Gennaio 2009 - 17:04
 
Grande analisi Santaruina!

Interessante notare che è sempre una minoranza a progettare scenari che portano inevitabilmente distruzione e miseria. Sembra proprio che la creazione stessa di Israele faccia parte di una ben più ampia 'guerra psicologica'.

Ecco perché mi piace tanto Gurdjieff, quando dice che il suo scopo primario era quello di rimuovere dall'uomo questa sua propensione ad essere suggestionato dagli eventi, di cadere continuamente nella trappola di un Ipnosi di Massa.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente dantem

#22    11 Gennaio 2009 - 22:57
 

Ciao Dantem, ti ringrazio.
Gurdjieff sosteneva che alcune persone erano in grado di condizionare e "guidare" un gran numero di loro simili, per mezzo di tecniche ben precise e collaudate.

E' la direzione in cui occorre indagare.

A presto :-)
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#23    02 Giugno 2009 - 13:19
 


MITI E FATTI
Una Guida al conlfitto Arabo-Israeliano
di Mitchell G. Bard

1.Le radici d'Israele…………………………………………….1
2 Il periodo del mandato……………………………………….14
3 La spartizione…………………………………………………23
4. La guerra del 1948…………………………………………..28
5. Verso Suez……………………………………………………35
6. La Guerra dei Sei Giorni del 1967………………………….39
7. Tra le guerre…………………………………………………48
8. La guerra d'attrito 1967-1970………………………………53
9. La Guerra del Kippur del 1973……………………………..55
10 I confini……………………………………………………..60
11. Israele ed il Libano…………………………………………70
12. Le Guerre del Golfo……………………………………….82
13. Le Nazioni Unite…………………………………………..96
14. I Profughi…………………………………………………..104
15. Il trattamento degli Ebrei nei paesi arabo-islamici…………129
16. I diritti umani nei paesi arabi……………………………….155
17. I diritti umani in Israele e nei Territori……………………..168
18. Le rivolte dei Palestinesi…………………………………….181
19. Gerusalemme…………………………………………………212
20. La politica medioorientale americana……………………….226
21 Gli insediamenti …………………………………………….261
22. . L'equilibrio degli armamenti……………………………..276
23. I media……………………………………………………….

utente anonimo

#24    02 Giugno 2009 - 13:23
 

all'anonimo copia-incollatore:
quello che stavi facendo è completamente folle, copiare l'intero contenuto di un libro tra i commenti di un blog è una cosa del tutto assurda.

Ho lasciato solo il tuo primo commento col titolo del libro, e vi ho aggiunto anche il link diretto da cui chiunque fosse interessato potrà andare a leggere il libro direttamente nell'apposito sito.

Penso di aver fatto pure troppo.
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Commenti