Osservando ciò che è velato.
Il "mondo delle apparenze" è il solo mondo reale:
il "mondo verità" è solamente aggiunto dalla menzogna.
Friedrich Nietzsche
La modernità ha sancito la fine di ogni certezza, o almeno così pretende.
Ed in verità si tratta di un processo assai lungo, che per quanto riguarda il nostro occidente origina nelle disquisizioni dei filosofi della Grecia classica, i primi, quale audacia, che misero in dubbio l'esistenza del mondo Reale, quel mondo che non si poteva vedere, ma solo percepire.
Qualcuno disse all'epoca che non vi è nulla oltre ciò che appare, ma pochi gli credettero.
Ci sono voluti più di duemila anni affinché quella “intuizione” diventasse pensiero comune.
Un processo lungo, che pochi nei secoli seppero cogliere, di cui pochi intuirono le possibili conseguenze.
Nietzsche fu tra quei pochi, con lucidità comprese il vento che avrebbe attraversato “l'occidente”, e volle essere il primo, con la sua filosofia del martello, a fare piazza pulita dei vecchi idoli.
I vecchi idoli, le vecchie certezze, il sapere “dogmatico”, indimostrabile, stava per divenire un ricordo del passato.
Il "mondo – verità" - un’idea che non serve più a niente, un’ idea divenuta inutile e superflua, per conseguenza un’ idea confutata: sopprimiamola!
(Giornata chiara; prima colazione; ritorno del buon senso e della gaiezza; Platone arrossisce di vergogna e tutti gli spiriti liberi fanno un fracasso del diavolo.)
Un fracasso del diavolo.
Ma una modernità che sopprime la metafisica, il mondo superiore, senza sapere con cosa colmare quel vuoto, è una modernità allo sbando.
Nietzsche stesso se ne rese conto, e la domanda che fa capolino, quasi discreta, nel suo “Al di là del bene e del male” preannuncia il punto di arrivo di questa nuova umanità ebbra di gaiezza, che danza sui resti degli idoli che ha abbattuto in un impeto di esaltante eccitazione:
“Perché il bene deve essere preferibile al male?”
Già. Perché?
Nietzsche si pose la domanda che pochi tra i contemporanei distruttori di idoli osano formulare.
Eppure, questo dubbio è il naturale approdo di tutti coloro che rinunciano ad ogni certezza, la naturale meta della modernità stessa.
Dal momento che non vi è nulla di certo, che tutto è avvolto nel dubbio, dal momento che le certezze sono proprie dei poveri di spirito, preso atto di questo, per quale motivo occorre preferire il bene al male?
L'uomo dogmatico avrebbe risposto “Perché il bene è ciò a cui un uomo dovrebbe tendere. E' così e basta.”
Ma la modernità ha ribrezzo ed orrore del dogma, della verità indimostrabile.
Il dogma, la certezza colta per intuizione.
Che non può essere messa in discussione.
Orrore per ogni libero pensatore.
Ma anche il libero pensatore ha i suoi limiti, altrimenti si chiederebbe, nel suo piccolo, “ma perché perseguire il bene?”.
Io sono dogmatico, io ho certezze.
Il bene è superiore al male, e al bene occorre tendere.
Perché?
Perché è giusto così.
E basta.
E questa è una certezza.
Il culto del dubbio condurrà al baratro questa modernità, perché una umanità che si interroga su tutto, anche sul motivo per cui dovrebbe preferire il bene al male, è una umanità che ad un certo punto potrebbe scegliere la via del male.
Anzi, per una volta, senza “potrebbe”.

