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to meet you.
May the wind be always
at your back.
May the sun shine warm
upon your face.
And rains fall soft
upon your fields.
And until we meet again,
May God hold you
in the hollow of His hand.
martedì, 12 dicembre 2006

Il Labirinto

Il labirinto rappresenta prima di tutto un percorso, un sentiero dentro e fuori di sé, un cammino da compiere alla ricerca di se stessi,  alla ricerca del mondo intero.
Simbolo antichissimo e ripreso da ogni cultura, il labirinto nasconde un tesoro, ma non lo occulta, invita piuttosto ad intraprendere quella via, contorta e difficoltosa, per poter raggiungerlo, quel tesoro.
Nelle cattedrali gotiche e romaniche si ritrova spesso nel pavimento la raffigurazione del labirinto, a ricordare al fedele il percorso per raggiungere Dio, un percorso che parte dal fuori e giunge al centro; il fedele diviene il pellegrino, chiamato ad intraprendere la ricerca della Terra Santa, che sta fuori, ma anche dentro.

Vi è però un particolare labirinto che merita di essere investigato, una raffigurazione del labirinto che si ritrova in posti distanti, nello spazio e nel tempo.
Chi si appassiona allo studio di quella particolare disciplina chiamata, con disprezzo o con ammirazione, a seconda dei punti di vista,  “archeologia alternativa”, sa che vi sono “misteri” nel nostro passato che la scienza ufficiale fatica a spiegare con argomentazioni sufficientemente razionali.
Una delle ipotesi degli studiosi di tale disciplina sostiene che in un’antichità remota una grande civiltà si fosse espansa per gran parte del pianeta, o perlomeno avesse influenzato altre culture per via delle conoscenze superiori di cui era custode.
L’ipotesi è suggestiva, e indizi, anche notevoli, sparsi qua e là non mancano.
Partendo dagli antichi navigatori del professor Charles Hapgood, dalle ricerche dell’instancabile Graham Hancock, dagli studi di Colin Wilson e di molti altri investigatori del passato, la convinzione che qualche cultura a noi ignota abbia caratterizzato un qualche periodo dell’antichità della terra si fa sempre più convincente.

Mirko Elviro e Mauro Quagliati, dell’ MMM group, qualche tempo fa pubblicarono un articolo più che interessante in cui mettevano a confronto diverse raffigurazioni di un particolare labirinto ritrovate in luoghi e tempi diversissimi tra di loro, un confronto da cui emergono affinità difficilmente liquidabili quali “coincidenze".
Queste sono le immagini di labirinti raccolte e segnalate nell’articolo dell’ MMM group:

La sequenza è a parere di chi scrive semplicemente straordinaria.
I labirinti riportati sono caratterizzati dall’identica struttura e seguono tutti un identico schema:

La caratteristica centrale di ogni labirinto è rappresentata dalla figura a croce che assume il percorso in basso e dalla curva successiva che si innalza brevemente per poi discendere e risalire e proseguire nel formare le varie circonferenze.

Questo particolare è presente in tutti i labirinti, che, ricordiamo, appartengono a culture distanti tra loro migliaia di chilometri e migliaia di anni, e alcune tra queste culture secondo la storiografia ufficiale non hanno mai avuto nessun tipo di contatto.
E’ un segno ben preciso, che si ripete in tutti i ritrovamenti, identico, e che non può non denunciare una origine comune di questa particolare rappresentazione.
Questa origine è destinata a rimanere un mistero, così come il suo significato profondo.

materializzato da Santaruina alle ore 23:07 | link | commenti (12)
trattasi di: esoterismo, miti e simboli

Commenti
#1    13 Dicembre 2006 - 20:56
 
Sempre un piacere leggerti.
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#2    13 Dicembre 2006 - 21:54
 
Ciao Santa
Vedo che quella ricerca ha intrigato anche te.. Indubbiamente offre numerosi spunti d'indagine, su molti "fronti".
C'è parecchia carne al fuoco, credo meriti davvero un approfondimento.
Grazie per l'ennesimo succoso post :)
_gaia_
utente anonimo

#3    14 Dicembre 2006 - 00:36
 
Vautrin, felice di vederti passare di qua :-)

_gaia_ , sappiamo che gli indizi alla ricerca di una antica civiltà sono numerosi, ma credo che tra tutti il mistero di questo labirinto sia il più convincente.

La smoking gun :-)

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#4    14 Dicembre 2006 - 12:06
 
ciao, sono una ragazza appassionata di meteorologia,....qualche tempo fa avevo sentito discutere delle scie che inquinano l'atmosfera causate dagli scarichi degli aerei, a tal proposito mi sono informata in maniera piu' approfondita ed ho scoperto che non e' un problema da niente perche' questi scarichi contribuiscono pesantemente all'innalzamento della temperatura nel globo terrestre e si prevede addirittura che nel 2040 andando di questo passo l'Artico si sciogliera completamente per non parlare di tutto quello che ne consegue...
Rimango sempre affascinata dai tuoi articoli e dal tuo bel viso....un grosso saluto
utente anonimo

#5    14 Dicembre 2006 - 13:52
 
Ciao
la questione delle scie chiamate chimiche in verità è molto complessa; il problema effettivamente esiste, anche se ancora non si conosce con esattezza lo scopo di tale attività.
L'assenza di risposte da parte degli organismi "ufficiali" è ciò che più inquieta.
Su luogocomune stiamo per riprendere in esame la questione, facendo una summa degli elementi emersi finora.

Un saluto anche a te, a presto :-)

Blessed be
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#6    14 Dicembre 2006 - 14:16
 
ciao sono Stefi la ragazza che ti ha scritto questa mattina a proposito delle scie chimiche,scusa se ti disturbo con i miei argomenti ma non riesco a capire la tua risposta quando dici che non si conosce lo scopo di tale attivita', per me sono solo scarichi della benzina dell'aereo.....ti ringrazio della tua disponibilita'...ciao
utente anonimo

#7    14 Dicembre 2006 - 20:43
 
Ciao Stefi
non c'è problema nel deviare un po', purtroppo però tale questione è lunga e meriterebbe altri spazi per essere trattata a dovere.
Comunque, quelle di cui parli sono le classiche scie di condensazione, composte essenzialmente da vapore acqueo presente nelle emissioni degli aerei che si cristallizza, e ciò avviene in determinate circostanze.

Occorre che la temperatura attorno all'aereo sia inferiore ai -40 °C e l'umidità atmosferica relativa superiore del 70%.
Ciò si verifica a quote superiori agli 8.000 metri.

Le scie di condensazione sono di dimensioni ridotte e scompaiono dopo pochi minuti.

Le scie chimiche invece si formano anche a quote inferiori, sono persistenti e tendono ad allargarsi creando uno strato lattiginoso.

Esistono numerosi brevetti depositati in cui si descrivono metodi di inseminazione artificiale delle nuvole per mezzo di sostanze spruzzate in volo da aerei, esiste un documento del congresso americano in cui le scie chimiche (chemtrails) sono vietate se usate come arma non convenzionale, esistono interrogazioni parlamentari che chiedono spiegazioni sul fenomeno.

Insomma, c'è molto materiale da analizzare, il consiglio che posso darti, se la questione ti dovesse interessare, è dare un'occhiata ai due siti che trattano di scie chimiche presenti tra i link della colonna a sinistra.

Blessed be

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#8    15 Dicembre 2006 - 14:35
 
articolo molto interessante. Che l'esercito di Enomao sia con te
utente anonimo

#9    17 Dicembre 2008 - 09:49
 
La parola labirinto nasce dal termine sumero Labrys, che indica l'ascia bipenne. Tale termine era usato anche per indicare le graffe che univano, "saldavano" le enormi pietre che formavano le mura ciclopiche (è curioso notare che la costruzione di tale graffe a coda di rondine era in ferro, così da mettere in discussione la datazione sull'età del bronzo). Infatti se si considera l'ascia bipenne ed il suo significato simbolico (le apparenti contraddizioni si includono) possiamo anche ravvedere la forma del labirinto così come ci appare.

Partendo dalle estremità includendo gli opposti, considerandoli non in opposizione ossia conducendoli in Se, si arriva al centro, a quel quinto "punto cardinale" così come è nella tradizione cinese (gli indiani conducono al moltiplicatore zero, in matematica). E' curioso ma il SATOR, è di analoga spiegazione, ciò si spiega nei templari il simbolo dell'ascia bipenne e la tradizione del Sator. Andando indietro con il tempo troveremo precedente a l'età Cristiana il Sator che deriva dal culto dei Latini.
Labrys.... Lapis... Labra... ossia ascia bipenne (era strumento di lavoro e non di guerra) pietra, e caverna poi labbra due estremità che si uniscono. Il picchio era l'animale sacro per i latini: nel becco due estremita uguali che si uniscono e la capacità di "forare" la dura quercia il leccio. Giano (che è latino e non romano) è di analogo significato, saper "vedere" i due opposti. E' curioso come oggi il termine Labrys, indichi nelle comunità religiose cattoliche, l'intendimento d'unire le differenze. Non è un caso che il cristianesimo ha avuto in italia da subito centralità, ciò è dovuto alla "latinità", al profondo
sentimento simbolico che lasciarono i Latini se pur sterminati dalla nuova ideologia romana, opposta e tutta protesa nel dividere (Romolo e Remo nascono "gemelli").
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#10    17 Dicembre 2008 - 19:35
 

Ciao Aeroporto, contributo interessante.

A presto
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#11    25 Giugno 2009 - 18:34
 
Ciao Santaruina,
si tratta solo di una suggestione ma nel vedere lo schema del labirinto (e soprattutto la parte evidenziata) ho immediatamente pensato ad un cervello e all'allocazione della ghiandola pineale.

Ho scoperto il tuo blog da poco e volevo ringraziarti per trattare certi argomenti con estrema lucidità.

Hyblon
utente anonimo

#12    26 Giugno 2009 - 02:03
 

Ciao Hyblon
il parallelo con il cervello umano potrebbe essere una buona pista, avevo visto anche altri studi che riprendevano simili analogie.

Resta il fatto che una tale similitudine tra simboli appartenenti a culture così lontane tra loro parla sicuramente di un qualcosa che ci sfugge.

A presto :-)
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