Il serpente è il simbolo ambivalente per antonomasia, un simbolo comune a culture distanti nei luoghi e nei tempi.
Il suo essere senza arti, a stretto contatto con il terreno, ha fatto sì che ad esso si associassero proprietà ctonie, ed il suo aspetto che ispira soggezione e diffidenza gli ha conferito spesso un carattere demoniaco, infero.
Il serpente in realtà rappresenta le forze telluriche, l’energia celata della terra.
Il suo emergere da varchi e da luoghi in ombra lo accomuna agli aspetti nascosti della psiche, qualità latenti che possono essere pericolose se emergono senza controllo.
Grazie al suo contatto costante con la terra e la sua conoscenza degli anfratti più nascosti, al serpente è stata associata l’idea di saggezza, l’impulso alla conoscenza, una conoscenza che può essere pericolosa e deleteria se perseguita con finalità egoistiche, con imprudenza.
Proprio sotto questa veste appare nella Genesi nell’episodio della tentazione di Adamo ed Eva, tutte le sue qualità si mostrano qui nella loro parte oscura.
Il serpente invita Eva a mangiare dall’albero della conoscenza, di nascosto da Dio; le assicura che in questo modo lei ed Adamo diverranno pari a Dio.
Qui viene narrato il dramma dell’uomo che aspira alla conoscenza superiore spinto dalla vanità e dall’egoismo, alla conoscenza che si disinteressa di Dio; la vera conoscenza però tende a Dio, alla trascendenza.
La conoscenza ispirata dal basso, il luogo dove il serpente dimora, conduce invece alla perdizione.
Ma come tutti i simboli anche il serpente può avere significati ambivalenti.
La saggezza e la conoscenza infatti se non sono considerate dei fini, ma dei mezzi, assumono valore positivo.
Così Gesù può consigliare i discepoli dicendo loro “Siate semplici come colombe e prudenti come serpenti”(Mt 10,16), ed il serpente qui si mostra quale esempio da seguire, in positivo.
Nel simbolismo vi è inoltre una particolare rappresentazione del serpente, l’uroboros, ovvero il serpente raffigurato nell’atto di mordersi la coda.
L’uroboros è un simbolo importante, esprime la ciclicità della vita e dei tempi, l’eterno ritorno.
Ad ogni fine corrisponde un inizio, vita morte e rinascita, e il punto in cui la testa del serpente morde la propria coda è il punto in cui gli opposti coincidono, l’inizio e la fine che si fondono, il completamento del lavoro alchemico.
Nell’uroboros svanisce l’illusione della dualità terrena, inizio e fine, bene e male coincidono, e nella congiunzione degli opposti si annuncia il superamento della condizione terrena.