-o- Tutto questo io ho esaminato e ho detto: «Voglio essere saggio!», ma la sapienza è lontana da me... -o-
sabato, 17 maggio 2008

...Romolo, pieno d'ira, si scaglio' contro Remo e, impugnata la spada, lo uccise, esclamando: 'Cosi', d'ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura'...

Uno dei campi rom dati alle fiamme a Ponticelli (Napoli)

La gente di Ponticelli festeggia: i rom vanno via

Ci fu il tempo del negro incivile, il tempo dell'ebreo avido, poi quello del comunista sovietico, infine toccò al musulmano che odia le nostre libertà.
Ora è il tempo degli zingari.
Ci hanno assegnato un nuovo nemico.

Si veda anche:
- Nomadi e sedentari, di chi è la terra?
- Diceva di chiamarsi Maria, di Miguel Martinez






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trattasi di pensieri e immagini
mercoledì, 14 maggio 2008
Nella foto: un comico, il presidente del senato, una soubrette, un ex magistrato, una torta

- o -

Il tema dominante della settimana passata nei mezzi di informazione è stato l'intervento del giornalista Marco Travaglio, che in una trasmissione televisiva ha accennato ai rapporti avuti in passato dal neopresidente del senato Schifani con alcuni imprenditori in seguito condannati per associazione mafiosa.
Senza entrare nel merito delle affermazioni di Travaglio, per altro ben documentate, né sulla simpatia o antipatia che il giornalista può suscitare, l'aspetto più interessante emerso è stato proprio il ruolo della televisione quale “divulgatrice di realtà”.
In fondo, ciò che Travaglio ha detto non rappresenta una novità, gli stessi collegamenti denunciati nella trasmissione televisiva erano stati ampiamente trattati in un libro dello stresso giornalista, senza che per questo scattassero delle querele.

Qui emerge un altro aspetto delle nostre democrazie moderne e della “libertà di espressione” che esse tutelano.
A differenza delle dittature del passato, i sistemi democratici permettono infatti il libero esprimersi delle idee, ma il tutto è frutto di un attento calcolo.
Chi governa sa che le cosiddette “informazioni scomode” sono innocue se condivise da un numero limitato di persone, e l'ignorare tali informazioni è assai più proficuo che reprimerle.
La televisione in tutto questo svolge un ruolo essenziale, i notiziari e i canali di informazione della rete televisiva rimangono per la stragrande maggioranza delle persone l'unica fonte autorevole di “verità”: finchè una notizia non passa per il tubo catodico, rimarrà una semplice voce, un sentito dire.
Ed è così che i rappresentanti della nostra democrazia, da destra a sinistra, ad eccezione del solo Di Pietro, corrono ai ripari contro Travaglio, che ha rotto il tabù diffondendo “alla gente” notizie che minano la credibilità dell'intero sistema.
Perchè è proprio il fatto che Travaglio faccia questo “in televisione” che allarma e fa gridare allo scandalo; finchè la denuncia rimane nell'ambito del libro o della rete di internet è tranquillamente tollerata, ma il mezzo televisivo, creatore delle verità di comodo da predicare “alla gente”, non può essere contaminato simili interventi.

Sull'argomento Gianluca Freda ha scritto un ottimo articolo, a cui rimando, un articolo che coglie perfettamente con grande acutezza i fattori in gioco di questa vicenda.
La televisione come “auctoritas”, come creatrice di realtà.


Quando una comunità non sa che pesci prendere riguardo la “realtà” di una determinata questione, rimette ad un’auctoritas - considerata attendibile per tacito accordo da tutti i membri, sia pure con diversi gradi di fiducia - la decisione su ciò che è o non è reale. La funzione di “auctoritas” – funzione demiurgica e letteralmente generatrice del mondo – è stata assegnata dalle comunità umane a diversi soggetti nel corso della storia. Il sacerdote, il sovrano, la Chiesa, la stampa, la radio e infine la TV. Se la TV dice che gli uomini vanno a passeggio sulla Luna e che il mondo è minacciato da un non meglio definito “terrorismo”, c’è poco da fare: è questa la realtà, almeno fino a quando a una nuova auctoritas, più agguerrita e stimata, non verrà conferito il mandato di scalzare la precedente.
[...]

Trascinandola in TV, Travaglio ha donato alla malandrineria di Schifani il soffio della vita. La collusione intrallazziera e canagliesca della seconda carica dello Stato, sospesa fino a ieri nel limbo dell’irrealtà, tra luce ed ombra, è oggi una realtà che vive, respira e cammina tra di noi. Schifani e i suoi protettori di destra e di sinistra non possono più sopprimere questa sgradevole creatura senza prima avere accesso alla fucina catodica da cui ha origine il mondo che vediamo. E’ per questo che invocano piagnucolando il “contraddittorio”. E’ per questo che s’incazzano.
Mr God, I suppose, di Gianluca Freda



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trattasi di democrazia
sabato, 10 maggio 2008
Cavalli in riva al mare, De Chirico

"Come potete sapere che ogni Uccello che fende le vie dell'aria non sia un universo di delizie, chiuso dai vostri cinque sensi?"
William Blake, The Marriage of Heaven and Hell, 1790–1793


'Ma il risvegliato e sapiente dice: corpo io sono in tutto e per tutto, e null'altro; e anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del corpo'

W.F.Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1885


Non sono passati nemmeno 100 anni tra gli scritti di Blake e Nietzsche, eppure le parole del filosofo tedesco sigillano il totale ribaltamento della visione metafisica tradizionale, di cui Blake ancora nel finire del XVIII secolo si fa cantore, forse l'ultimo dei visionari.

Per millenni le scienze tradizionali avevano descritto il corpo come l'appendice esterna dell'anima, la membrana materiale che permetteva all'anima stessa di interagire con il mondo fisico.
Un mondo fisico di cui i cinque sensi danno una immagine parziale, limitata.
L'universo è “un oceano di delizie” di cui gli uomini riescono a percepire solamente una minima parte.

Nietzsche, al contrario, assume il ruolo di profeta del pensiero moderno, trascina la metafisica celeste sulla terra, celebra la religione della materia.
La concezione del mondo si ribalta, nulla esiste oltre ciò che appare, e persino le idee più astratte ed elevate degli uomini altro non sono che creature della nostra componente materiale.
E' l'anima ad essere una parte del corpo, Dio stesso una idea errata della mente.
Nietzsche coglie e descrive il sentimento che di lì a poco avrebbe conquistato l'Occidente, apre il secolo del definitivo trionfo dell'apparenza sulla essenza.
Un processo che sarebbe continuato per tutto il secolo.

Ma nel mondo del divenire nulla si ferma, così gli dei degli uomini, sottratti ai cieli e scaraventati con forza sulla terra, proseguirono la loro caduta, raggiungendo i mondi inferi, e da laggiù celebrati dai profeti della “nuova spiritualità”.
Una spiritualità alla rovescia, come le scienze tradizionali avevano annunciato.
L'uomo di Nietzsche, l'uomo “materiale”, non fu che una breve tappa, in questo viaggio lungo i millenni.



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trattasi di pensieri e immagini
mercoledì, 07 maggio 2008
Gustav Klimt, Abbraccio, particolare.


Siamo tutti fatti di luci ed ombre, che come piante possono crescere dentro di noi se opportunamente nutrite.
Ed è ormai certo che la maggior parte degli stimoli che a noi arrivano sono cibo per la nostra parte oscura, appositamente studiate per assolvere a questo compito.
Dai telegiornali alle città impazzite, speroni sui nostri fianchi per alimentare rabbia e frustrazione.
E paura.

Qualcuno ricorderà il fenomeno degli “free hugs”, gli abbracci gratis, che qualche tempo fa avevano suscitato un discreto interesse, anche grazie ad un fortunato video giunto ad essere uno dei più visti su youtube.
Persone che percorrono le strade della città offrendo semplicemente degli abbracci, nulla di più.
Il tutto è molto naif, se si vuole, ma questo poco importa.
Riguardando oggi questo video notavo un qualcosa che scatta: per un attimo la parte luminosa delle persone prende il sopravvento.
E ci si rende conto che basta davvero poco, perchè questo accada, davvero poco.





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trattasi di pensieri e immagini
sabato, 03 maggio 2008
Lo strumento base per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.
Philip K. Dick.


Tutti crediamo di sapere cosa sia un complotto, o una cospirazione.
Così come tutti crediamo di sapere cosa sia un cospiratore.
In realtà, come vedremo tra poco, queste parole hanno lievemente mutato significato nelle nostre menti, rispetto al loro significato originario, e adesso vogliono dire qualcos’altro.
La differenza è piccola, ma, come vedremo, sostanziale.

Il fenomeno diventa più facilmente visibile e comprensibile se alla parola complotto (o cospirazione) aggiungiamo il vocabolo «teoria».
Tutti noi sappiamo anche cosa è una teoria.
Eppure, l’espressione combinata «teoria del complotto» significa qualcosa di sostanzialmente differente da ciò che dovrebbe significare.

In inglese è anche più evidente.
Provate a menzionare l’espressione
Conspiracy theory ad un qualsiasi individuo anglofono appena appena erudito e vedrete nel 99% dei casi un sorrisino ironico dipingersi sul suo viso.
Non lasciatevi disarmare.
Insistete nel vostro esperimento e provate a pretendere di raccontargli di una cospirazione realmente avvenuta o addirittura in atto.
Il sorrisino del vostro interlocutore con tutta probabilità si arricchirà di tutti gli altri semantemi espressivi della commiserazione: nel migliore dei casi verrete osservati con il compatimento che naturalmente si destina al solito tapino squilibrato che cerca di propinare al prossimo la strampalata farneticazione paranoide di turno.

Potete effettuare questo esperimento anche in lingua italiana con soggetti italiani.
Dovrebbe funzionare anche in italiano, anche se probabilmente non tanto quanto in inglese.
Poiché l’esperimento è ripetibile da chiunque ed i risultati ottenuti in linea di massima si equivarranno per tutti, questa può valere da dimostrazione scientifica del fatto che la parola «cospirazione» ha nel tempo smarrito il suo significato originario, soprattutto nella lingua inglese.
Conspiracy ormai non è più un vocabolo serio che voglia dire ciò che il dizionario pretende che esso significhi.
Conspiracy è ormai un vocabolo che contiene in sé anche l’accezione della propria falsità
.
Parlate ad un anglofono (ed in misura minore ad un italiano) di una cospirazione ed egli immediatamente comprenderà che vi state riferendo a qualcosa di falso, un teorema infondato, forse addirittura un delirio paranoico, prima ancora che abbiate iniziato ad esporre la vostra tesi.
Se alla parola
Conspiracy aggiungete anche il vocabolo Theory (teoria), la frittata è completa.
Il concetto di teoria, associato a quello di cospirazione, suggella in modo pressoché definitivo la falsità di quanto venga ipotizzato.
Si scrive Teoria della Cospirazione, si legge Teoria Falsa e Paranoide della Cospirazione.


Per inciso, l’uso stesso della parola «teoria», associata a cospirazione, è completamente fuori luogo.
Le teorie attengono al campo della scienza, ne viene dimostrata l’autenticità o la falsità, ma rimangono teorie anche dopo essere state provate.
Come il filosofo Popper insegna, per essere degna di tal nome un teoria deve essere falsificabile, poiché rappresenta solo uno dei possibili modi di interpretare un aspetto della realtà.
Quindi, una teoria è per definizione associata ad un senso di provvisorietà.
L’idea che in un dato caso criminale possa esserci stata una cospirazione a monte è invece una ipotesi.
In casi come questo, la domanda dovrebbe quindi essere non tanto se la teoria della cospirazione è fondata (come potrebbe mai esserlo, dato che non è una teoria?), quanto se l’ipotesi che ci sia stata una cospirazione è vera.
Ipotizziamo che ci sia stata una cospirazione, non teorizziamo che essa ci sia stata.

Invece, oggi si parla comunemente, e a sproposito, di Teoria della Cospirazione.

Tutto ciò è curioso.
Per caso o per dolo, il semantema che per secoli o millenni ha significato il concetto di cospirazione adesso virtualmente significa cospirazione immaginaria.
Scrivi cospirazione, leggi cospirazione immaginaria.
Come è mai potuto accadere qualcosa del genere?
E, soprattutto, se mai una cospirazione davvero venisse tramata o messa in atto da qualcuno da qualche parte, come potrebbe mai essere possibile discuterne con lucidità, se il fatto stesso di nominarla si tira dietro il significato della infondatezza di ciò di cui si sta parlando?
È perfettamente possibile – e per inciso assai probabile – che tale trasmutazione semantica sia interamente casuale.
Tuttavia... non è più affascinante pensare per un attimo – anche solo per gioco o per divertimento intellettuale – che dietro a questo curioso fenomeno possa celarsi un astuto progetto, un diabolico artifizio allo scopo di disarmare i tam tam verbali di coloro che di una importante cospirazione venissero a conoscenza, ovvero – anche se indubbiamente ciò suona fantascientifico – una raffinatissima impalpabile arma di guerra psichica?

Eliminare dal linguaggio i significati che potrebbero venire usati contro di te, sostituendoli con significati infettati con il germe della negazione di loro stessi...
Qui siamo in pieno Orwell, ma al quadrato, al cubo... ed in più una vocina maliziosa ci tormenta ricordandoci che la realtà prima o poi supera sempre la fantasia!
D’altra parte, non sarebbe questa la ripetizione del solito vecchio trucco?
La manipolazione semantica ha già trasformato la parola «pace» in guerra («le missioni di pace»), la parola «libertà» in una informe creatura tentacolare che ormai non so più bene spiegare neanch’io, e potremmo continuare con gli esempi a lungo.

Inoltre, porto alla vostra attenzione il fatto che anche e soprattutto la versione dei fatti ufficiale è una «teoria del complotto», anche se quasi nessuno la chiama così.
Non ha forse Osama Bin Laden, assieme alla sua rete terroristica di Al Qaeda e soprattutto diciannove terroristi armati di tagliacarte portato a compimento un complotto senza precedenti allo scopo di mettere gli Stati Uniti d’America in ginocchio, motivati dal loro sconfinato odio per la libertà?
[...]


Roberto Quaglia



materializzato da Santaruina alle ore 21:32 - link - commenti (18)
trattasi di 11 settembre, cospirazioni
sabato, 03 maggio 2008




Epitaph

King Crimson


The wall on which the prophets wrote
Is cracking at the seams.
Upon the instruments of death
The sunlight brightly gleams.
When every man is torn apart
With nightmares and with dreams,
Will no one lay the laurel wreath
As silence drowns the screams.

Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
and laugh.
But I fear tomorrow I'll be crying,
Yes I fear tomorrow I'll be crying.

Between the iron gates of fate,
The seeds of time were sown,
And watered by the deeds of those
Who know and who are known;
Knowledge is a deadly friend
When no one sets the rules.
The fate of all mankind I see
Is in the hands of fools.

Confusion will be my epitaph.
As I crawl a cracked and broken path
If we make it we can all sit back
and laugh.
But I fear tomorrow I'll be crying,
Yes I fear tomorrow I'll be crying.


Epitaffio

Il muro su cui scrissero i profeti
Si sta sfaldando
Sotto gli strumenti della morte
La luce del sole splende intensamente
Quando ogni uomo è fatto a pezzi
Con gli incubi e con i sogni
Nessuno poserà la corona d'alloro
Mentre il silenzio sommerge le urla

La confusione sarà il mio epitaffio
Mentre striscio per un sentiero crepato e sfasciato
Se ce la facciamo possiamo metterci comodi
E ridere
Ma ho paura che domani starò piangendo
Si, ho paura che domani starò piangendo

Tra i cancelli di ferro del destino
sono stati seminati i semi del tempo
e annaffiati dalle gesta di coloro
Che sanno e che sono noti
La conoscenza è un amico mortale
Quando nessuno fa le regole
Il destino di tutta l'umanità
E' nelle mani degli stupidi


La confusione sarà il mio epitaffio
Mentre striscio per un sentiero crepato e sfasciato
Se ce la facciamo possiamo metterci comodi
E ridere
Ma ho paura che domani starò piangendo
Si, ho paura che domani starò piangendo



materializzato da Santaruina alle ore 18:56 - link - commenti (7)
trattasi di pensieri e immagini